Il nuovo Dpcm vede l’accanimento su bar, ristoranti ed ogni attività di ristorazione, martoriate dalle misure restrittive che non tengono conto dei dati.
Qual è il rapporto tra proliferazione del virus e ristoranti? O bar? Probabilmente a questa domanda in pochi saprebbero rispondere, soprattutto le istituzioni, ma è ugualmente stata imposta la chiusura indistinta delle attività di ristorazione alle ore 18:00.
Intanto però il premier Conte non ha avuto nessun dubbio a prendere la decisione di imporre il tanto temuto ‘coprifuoco‘ ai ristoratori nel tardo pomeriggio, rendendo di conseguenza impossibile guadagnare con la propria attività commerciale. Una decisione definita dai più menefreghista oltre che irresponsabile nei confronti di chi quotidianamente lavora. Eppure i dati di Confesercenti, pubblicati a settembre, erano chiari.
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90 mila imprese hanno chiuso a causa del coronavirus, quasi 600mila potrebbero non sopravvivere e circa mezzo milione taglieranno posti di lavoro. L’Istat conferma questi dati: a rischio chiusura è il 38% delle imprese, percentuale che sale al 57,8% nell’ospitalità e al 66,5% nella ristorazione.
Prima la comunicazione che si sarebbe dovuta diminuire la capienza all’interno dei locali, poi la richiesta di attrezzarsi con strumenti che potessero impedire la proliferazione del virus. L’illusione quest’estate di poter ripartire, seppur in maniera limitata, ma comunque in maniera tale per far ripartire l’economia.
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Gli investimenti ci sono stati, e sono stati esosi per le attività, che mentre chiudono a causa dell’ultimo DPCM osservano i mezzi di trasporto pieni, stracolmi di persone senza alcun tipo di distanziamento. Eppure i dati parlano chiaro: i posti che maggiormente portano al contagio sono i luoghi chiusi, ma dove si è affollati e dove c’è scarsa ventilazione. Lo riporta Science e numerosi studi In particolar modo viene riportato che: “il rischio è maggiore se i presenti hanno la mascherina, parlano ad alta voce, cantano o fanno attività fisica.
Ora, come annunciato da Conte, sono attesi fondi da destinare alle famiglie. Soprattutto ai lavori e alle attività di ristorazione, le quali hanno ricevuto il colpo finale da questo DPCM. Un decreto che tutto fa tranne che assicurare un futuro alle tante famiglie che hanno investito nel paese.
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E se per il trasporto nulla si è fatto per garantire la sicurezza, viene penalizzato chi ha speso per garantire ai cittadini di vivere la ristorazione nel miglior modo possibile. Con i treni ancora pieni, e le strade vuote, si sta vivendo l’ennesimo dramma per l’Italia.
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